martedì 19 marzo 2019

Petrolchimico di Augusta: vivere in una bomba ecologica a rischio cancro


Oltre 30 chilometri di costa in provincia di Siracusa sono occupati da raffineri, nel "triangolo della morte": una bomba ecologica e sanitaria che ci racconta Giulio Golia
Malformazioni, cancro e inquinamento ambientale. I cittadini di Augusta, una cittadina in provincia di Siracusa, rilanciano l’allarme su questi tre fattori di grave rischio del cosiddetto “triangolo della morte”. Giulio Golia è andato a vedere i 30 chilometri di costa “incriminati”, occupati da raffinerie, stabilimenti petrolchimici e scorie.
Ha anche incontrato i residenti che gli parlano di patologie sempre più frequenti. Due su tutte: l’ipospadia e l’epispadia, malformazioni della parte finale dell’uretra che vanno corrette solo con un intervento chirurgico. Ogni mille bambini nati, 13 ne sono affetti contro una media di 5 ogni mille.
Oltre alle malattie, un’altra questione importante è quella relativa alle scorie. Come le ceneri di pirite che contiene arsenico, piombo e buona parte è esposta ai venti. Come se non bastasse, nei terreni attorno agli stabilimenti ci sono coltivazioni e allevamenti. https://www.iene.mediaset.it/video/inquinamento-ambiente-bomba-ecologica-siracusa-raffineria-amianto-tumori-cancro_345441.shtml
I territori di quei Comuni sono stati dichiarati "Area ad elevato rischio di crisi ambientale" soltanto "29 anni" fa e che soltanto "24 anni" fa furono stanziati per gli interventi di risanamento 100 miliardi delle vecchie lire, di cui ancora oggi non si sa che fine abbiano fatto, stante che non risulta essere stato avviato alcun intervento significativo di risanamento.
A parte gli interventi di don Palmiro Prisutto, di alcuni familiari delle vittime e di alcuni cittadini, fa veramente specie vedere ILLUSTRi PERSONAGGI, impegnati in passato nel mondo dell'ambientalismo   della difesa della salute dei cittadini nella difesa del territorio da ogni tipo di inquinamento, questi Signori si sono di fatto dati alla "latitanza" eclissandosi  da ogni contatto con tutti quelli di noi (locali e delle altre zone dell'isola) a cui si accompagnavano  sporadicamente (nel senso letterale del termine) nelle iniziative contro l'inquinamento industriale, gli inceneritori, contro le nocive emissioni della Italcementi di Isola delle Femmine, il Piano dell'aria copiato, ecc. ecc., che fanno la "parte" del commosso al ricordo del caro Giacinto Franco e di altri colleghi defunti; altrettanto dicasi per le dichiarazioni di qualche dirigente  ex ARPA SR , che hanno  parlato tanto di inquinamento ma si sono  guardati bene dal riferire quanti controlli senza preavviso ha fatto il dipartimento ARPA di SR (quando  vi lavoravano) sugli impianti industriali (in particolare sulle emissioni in atmosfera), quali e quanti interventi di risanamento l'ARPA di SR ha monitorato negli anni oppure quali e quante sollecitazioni ad interventi normativi sulla regolamentazione e sul controllo di particolari inquinanti sono stati inviati alle istituzioni preposte (leggasi ARTA).  

U.O. S3-III Prot. n° 1275 del 29/12/2004


Oggetto: Scadenza Ordinanza di commissariamento e Dichiarazione di Aree ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale di Siracusa e Gela – Scadenza dei Comitati di coordinamento Aree a rischio di Siracusa e Caltanissetta.


Al Dirigente Generale T.A. SEDE


Con riferimento alla nota D.T.A. prot. n.1035 del 21/12/2004 e facendo seguito alla propria nota, prot. n. 1244 del 16/12/2004, indirizzata all’On.le Assessore, per il tramite del Dirigente Generale, con F.V. n. 24 di pari data, si comunica quanto segue:


- il 30/11/1990, con D.P.C.M., il territorio ricadente nei comuni di Siracusa. Priolo, Melilli, Augusta, Floridia e Solarino è stato dichiarato “Area ad Elevato Rischio di crisi Ambientale”;


- in data 17/12/1993 è stato presentato alla Conferenza Stato-Regione-Enti Locali il rapporto sugli obbiettivi, strategie ed il programma di intervento;


- la Commissione Stato-Regione-EE.LL., nella riunione del 1/6/1994, ha espresso parere favorevole sullo schema di Piano di disinquinamento per il risanamento dell’Area;


- con Delibera della Giunta Regionale, n. 400 del 1/9/1994, viene approvato lo schema di Piano;


- con due D.P.R. del 17/01/1995 sono stati approvati i Piani di Disinquinamento per l’area a rischio della Provincia di Siracusa e di quella di Caltanissetta, destinando loro, rispettivamente, le somme di 100 e di 40 miliardi;

- in data 30/11/1995 è scaduta la dichiarazione di “Area ad elevato rischio di crisi ambientale” così come previsto dalla Legge 349/86;
- in data 28/12/1995 è stato sottoscritto l’Accordo di Programma per l’Area a rischio della Provincia di Siracusa tra i Ministeri dell’Ambiente, del Bilancio e Progr. Economica, Industria Commercio e Artigianato, Tesoro, Regione Siciliana, Provincia di Siracusa, Comuni di Priolo, Augusta, Melilli, Floridia, Solarino e Siracusa;
- con D.P.Reg. n.17 del 23/01/1996, modificato con D.P.Reg. del 26/2/1996, è stato approvato l’Accordo si Programma ed è stato istituito il Comitato di Coordinamento per l’Area a Rischio di crisi ambientale del territorio della Provincia di Siracusa;
- con D.A. n.700 del 15/04/1996 l’Assessorato al Bilancio e Finanze ha istituito i Capitoli di entrata e di uscita relativi al finanziamento dei Piani di disinquinamento delle due Aree;
- il 27/11/1996 il Ministero dell’Ambiente ha comunicato di avere trasferito in data 7/11/1996 alla Regione le  omme di 29.250.000.000 (per Siracusa) e di 13.134.000.000 (per Caltanissetta), anche se da altri atti risulterebbero trasferite le somme complessive di 100 e 40 miliardi;
- di tali somme l’ARTA, con i DD.AA. n. 942/17 e 943/17 del 24/12/1996, ha impegnato 300 milioni in favore del Comitato di Coordinamento di Siracusa e 28 milioni per quello di Caltanissetta;
- con nota Gr. XVII n. 6418/u del 22/3/1997, l’ARTA ha chiesto all’Assessorato al Bilancio la riproduzione per l’es. fin. 1997 delle somme andate in economie 99,7 miliardi per il territorio di Siracusa;
- con D.A. n. 1447 del 17/5/1997 l’Assessorato al Bilancio ha apportato la variazione richiesta;
- in data 14/07/1997 è stata rinnovata per ulteriori cinque anni la dichiarazione di “Area ad elevato rischio di crisi ambientale”;
- nel corso degli anni 1997-1999 sono state sostenute soltanto spese per il funzionamento dei Comitati di Coordinamento e delle relative Segreterie;
- nel 1998-1999 sono stati predisposti tra l’A.R.T.A. ed alcuni EE.LL. Protocolli d’intesa e sono stati approntati impegni di spesa per il trasferimento del 5% delle somme previste al fine di avviare la progettazione degli interventi;
- nel 2000 le somme impegnate sono state accreditate, nel mese di giugno, agli EE.LL.; tali somme, poiché non spese, sono tornate, a fine anno, nella disponibilità del bilancio regionale;
- in data 21/07/2000 il Ministero dell’Interno ha emanato l’Ordinanza n.3072 ex art.12, con la quale ha tolto ogni potere alla Regione, ha nominato Commissari, per la realizzazione degli interventi delle due Aree a rischio, i Prefetti di Siracusa e Caltanissetta ed ha disposto che le somme relative fossero trasferite sulle contabilità speciali intestate ai Commissari;
- con Ordinanza del Ministro dell’Interno Delegato per il Coordinamento della Protezione Civile n.3190 del 22/03/2002 i compiti del Commissario sono stati prorogati al 31/12/2004;
- in data 02/07/2002 è scaduto il Comitato di Coordinamento per l’Area a rischio di Siracusa;
- in data 14/07/2002 sono scadute le dichiarazioni di “Aree ad elevato rischio di crisi ambientale di Siracusa e di Caltanissetta”;
- le somme erogate dall’ARTA ammontano come di seguito riportato (per maggiori dettagli vedasi tabelle allegate): 
 Commissario Delegato per Siracusa € 30.829.827,35;  Comune di Siracusa € 68.238,87;  Comitato di Coordinamento di Siracusa circa € 875.000 (in attesa di rendicontazione per l’anno in corso); Commissario Delegato per Caltanissetta € 8.263.310,38;  Comitato di Coordinamento di Caltanissetta circa € 140.000 (in attesa di rendicontazione per l’anno in corso); restano ancora disponibili le somme:  per l’Area di Siracusa, circa € 19.878.623,79;  per l’Area di Caltanissetta, circa € 11.894.965,58. Dalla cronologia degli eventi sopra elencati si rileva la necessità di procedere ad una nuova dichiarazione di “Area ad elevato rischio di crisi ambientale” per le due Aree, considerato che gran parte degli interventi di risanamento previsti non sono stati eseguiti ed il rischio di crisi ambientale è tuttora esistente. In tale contesto, occorre anche procedere alla revisione, oppure alla riformulazione dell’accordo di programma. Per quanto sopra, anche in considerazione che in data 31/03/1998 è stato emanato il D.Lgs. n.112 che all’art.72 attribuisce alle Regioni la competenza in materia di Aree a Rischio, sembrerebbe opportuno che la Regione ponga fine al pregresso stato di Commissariamento, determinato da una passata inerzia, oggi non più esistente in quanto superata dalla nuova organizzazione dell’Amministrazione regionale. Di contro, la prosecuzione dello stato di Commissariamento avrebbe senza dubbio un impatto negativo a livello di visibilità e di efficienza, sia a livello politico che amministrativo, della Regione. Non da ultimo è da considerare il risparmio economico che deriverebbe dalla gestione diretta della realizzazione degli interventi dei Piani di risanamento, stante i costi di mantenimento delle Strutture Commissariali ammontanti a diverse centinaia di migliaia di euro all’anno. Peraltro, si fa notare che la suddetta Struttura non ha l’obbligo della rendicontazione. Tali problematiche sono state prospettate verbalmente dal Servizio 3 al Capo di Gabinetto ed alla Responsabile delle Segreteria Tecnica dell’On.le Assessore e si era in attesa di indicazioni sulle modalità delle procedure da seguire (vedasi, al riguardo, la nota n.1244 del 16/12/2004 di cui al F.V. n. 24 di pari data).
Si resta, pertanto, in attesa di opportune disposizioni, rappresentando di avere già approntato gli schemi dei DD.AA. delle nuove Dichiarazioni di Arre a rischio, nonché quelli della susseguente ricostituzione del Comitato di Coordinamento di Siracusa (già scaduto) e di quello di Caltanissetta (con scadenza il prossimo febbraio 2005). .
Il Funzionario Direttivo Sig.   Il Dirigente Responsabile U.O. S3-III  Il Responsabile del Servizio 3   (Dott.                         )


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lunedì 25 febbraio 2019

Isola delle Femmine: la misteriosa morte di Francesco Privitera: 39 anni di silenzi…


Isola delle Femmine: la misteriosa morte di Francesco Privitera: 39 anni di silenzi…




Oggi un gruppo di cittadini si è recato al cimitero di Isola delle Femmine per ricordare la figura di Francesco Privitera, medico affermato, consigliere comunale del PCI, morto in un incidente ‘misterioso’ la mattina del 25 febbraio del 1980. Le anomalie. E il silenzio che ancora oggi accompagna questo ‘caso’

da Pino Campolillo

coordinatore del comitato cittadino di Isola delle Femmine ‘Isola pulita’
riceviamo e pubblichiamo

Oggi, 25 febbraio 2019, al cimitero di Isola delle Femmine, dopo un lungo e assordante silenzio durato TRENTANOVE anni, vogliamo rompere il silenzio creato attorno alla figura di Francesco Privitera, segretario della sezione del Partito Comunista Italiano di Isola delle Femmine.
Francesco Privitera, consigliere comunale di opposizione a Isola delle Femmine, eletto nelle elezioni amministrative del 1978 .
Francesco Privitera, affermato professionista medico con studio medico a Isola delle Femmine, ha collaborato per un certo periodo con lo studio del Professor Guido Filosto.
Il 25 febbraio del lontano 1980, rientrando a Isola, alle 3,30 del mattino, alla curva dell’ingresso in paese “viene sbattuto “ violentemente contro il muro di cinta. Un incidente che ne provoca la morte immediata.
Un incidente stradale? Un tamponamento? L’auto tamponante non si è trovata. Nell’impatto il compagno Franco Privitera, come già ricordato, perde la vita.
Con una telefonata viene allertato il custode del cimitero e la salma viene portata immediatamente nello stesso cimitero. Inspiegabile la tumulazione immediata, senza autorizzazione del giudice di turno della Procura della Repubblica di Palermo e, ancor peggio, senza che prima sia stata effettuata l’autopsia sul cadavere, nonostante l’evento traumatico
Sconvolgente il silenzio assordante che viene “organizzato” da parte di tutti, anche all’interno del Partito Comunista, visto la rilevanza, da tutti riconosciuta, della figura del compagno Franco Privitera.
E’ inspiegabile non trovare nemmeno un rigo sul giornale del partito, un messaggio proveniente dalle sede provinciale del PCI, di Villa Palagonia.
Il silenzio nel tempo “organizzato” diventa sospetto anche per l’incalzare degli eventi. Parecchi episodi avvengono a Isola delle Femmine, come la storia dei rifiuti radioattivi sequestrati dalle forze dell’ordine: sotto la galleria Isola-Palermo, le indagini che ne seguono portano a scoprire la provenienza dei fustini radioattivi a Isola delle Femmine, in via Passaggio del Coniglio 6.
SOSPETTI: per l’avvicendarsi di alcuni episodi politici-organizzativi del Partito Comunista in Sicilia. Vedi le cooperative ‘rosse’, vedi i cosiddetti Cavalieri del Lavoro di Catania; e, ancora, la vicenda Cassina.
Era il tempo degli Occhetti, dell’onorevole Russo Michelangelo, dell’imprenditore Onorevole Salatiello Giovanni…
Tornando a Isola delle Femmine – che è il luogo luogo della strage in cui hanno perso la vita Giovanni Falcone, Francesco Morvillo e gli uomini della scorta – chiamata zona della “Strage di Capaci”, area che, in realtà, rientra nei confini di Isola delle Femmine – dai documenti dell’Ufficio Tecnico comunale vengono fuori lottizzazioni e relative licenze edilizie…
LE NOSTRE DOMANDE:
perché in TRENTANOVE anni NESSUNO NESSUNO NESSUNO ha voluto mai parlare della modalità della sua morte?
chi aveva interesse a coprire questa tragica fine?
chi ha gestito e organizzato il silenzio?
di cosa bisognava non parlare?
Paolo Borsellino amava dire:
“Il silenzio è l’anticamera della solitudine e prodromo di nefasti eventi”.
http://www.inuovivespri.it/2019/02/25/isola-delle-femmine-la-misteriosa-morte-di-francesco-privitera-39-anni-di-silenzi/








"E' INUTILE CHE CERCATE ARCHIVI DOCUMENTI RIGUARDANTI GLI OSPITI  DEL CIMITERO NON TROVERETE NULLA" 


http://www.inuovivespri.it/2019/02/25/isola-delle-femmine-la-misteriosa-morte-di-francesco-privitera-39-anni-di-silenzi/


I FATTI DEL GIORNO. 2/A EDIZIONE (4): LACRONACA 14 LUGLIO 1996 
Catania. Uccisi due giovani, considerati appartenenti alla cosca mafiosa della Savasta. Il 27enne Giacomo Nicolosi, con precedenti per associazione a delinquere, e' stato inseguito da due sicari nel quartiere di San Cristoforo. Raggiunto, gli hanno sparato contro 15 colpi. Un proiettile ha ferito gravemente un passante, Rosario Munzone. Nella notte, a pochi chilometri da Catania, ritrovato il corpo di Sebastiano Marano, 28 anni. I due delitti, comunque, non sarebbero collegati. Marano e' giudicato dagli inquirenti una persona di 'piccolo cabotaggio'.

Palermo. Scoperti, dai Carabinieri di Carini, seicento fusti con materiale radioattivo, nascosti in un capannone a Isola delle Femmine. Appartenente alla societa' Ecorad, il capannone  di Isola delle femmine in Passaggio del Coniglio al n 6,  sarebbe stato usato come deposito a partire dal 1987. La struttura e' stata sequestrata e i titolari della societa', dall'87 ad oggi, sono stati denunciati per violazione della legge sui rifiuti speciali. (segue)
(Sin/As/Adnkronos) 




GIARDINO DELLA MEMORIA LOTTIZZAZIONE LA PALOMA LUCIDO DESTINAZIONE AREE ONERI SCIOGLIMENTO CONSIGLIO COMUNALE DI ISOLA DELLE FEMMINE PER INFILTRAZIONI MAFIOSE

CASI EMBLEMATICI

Il Giardino della memoria ‘Quarto Savona Quindici’ - Lottizzazione ‘LA PALOMA’ All’inizio dell’anno in corso, in vista delle cerimonie commemorative per il trentesimo anniversario della Strage di Capaci, nella quale rimasero uccisi i giudici Giovanni FALCONE e la moglie Francesca MORVILLO, insieme agli uomini della scorta, lo scrivente venne interessato dalla vedova di uno degli agenti coinvolti e dal Sindaco di Isola delle Femmine, “Omissis”, ai fini della sottoscrizione di una ‘Convenzione per la riqualificazione del Giardino della Memoria’ nella zona immediatamente sottostante il sedime autostradale dove si era verificato l’attentato. Lo scopo era quello di dar vita ad una sorta di monumento alla memoria delle vittime, anche attraverso l’esposizione permanente del relitto dell’autovettura coinvolta nella strage (denominata in codice, per L’appunto, ‘Quarto Savona Quindici). L’iniziativa, inoltre, appariva al Sindaco “Omissis” particolarmente significativa della posizione di condanna alla criminalità organizzata assunta dalla sua amministrazione che, a tale scopo, aveva messo a disposizione l’area di proprietà comunale già destinata a verde pubblico, sulla base di un piano di lottizzazione approvato dal Comune alla fine degli anni ‘70. Il finanziamento per la realizzazione dell’opera, quantificato in 600.000,00 euro, era stato richiesto alla Presidenza della Regione Siciliana ed all’ANAS S.p.A., che si sarebbe occupata anche della redazione del progetto oltreché’ della esecuzione dei lavori.

Essendo frattanto intervenuto il decreto Ministeriale di delega per  l’accesso ispettivo presso il Comune di Isola delle Femmine, Lo scrivente ha ritenuto opportuno di non dar più seguito alle
insistenti richieste per la sottoscrizione del citato protocollo; e’ stato tuttavia richiesto alla Commissione d’indagine di estendere l’attività di analisi anche al procedimento per la realizzazione e l’attuazione del plano di lottizzazione di quell’area, denominato ‘LA PALOMA’ (dal nome della contrada dove insiste il lotto di terreno interessato), allo scopo di verificare il rispetto degli obblighi imposti dalla convenzione sottostante il predetto piano, con particolare riguardo all’avvenuto assolvimento degli oneri di urbanizzazione da parte dei lottizzanti e della effettiva realizzazione delle opere di urbanizzazione secondaria da parte dello
stesso Comune.

La Commissione ha, pertanto, sottoposto ad analisi il carteggio rinvenuto all’interno del fascicolo denominato “LA LOTTIZZAZIONE LA PALOMA”, custodito presso l’ufficio urbanisticadel Comune di Isola delle Femmine. 

L’esame degli atti prodromici alla realizzazione del suddetto piano di lottizzazione, dei contenuti dell’atto di convenzione e degli atti con cui l’amministrazione comunale ha rilasciato agli istanti le singole concessioni edilizie, ha messo in luce, intanto, che si e’ trattato di una grossa operazione di speculazione edilizia, caratterizzata da successivi atti di compravendita con progressivo innalzamento dei prezzi.

Dal punto di vista più specificamente urbanistico, tramite il piano di lottizzazione “LA PALOMA”, l’amministrazione ha concesso agli istanti la facoltà di procedere ad un piano esteso di edificazione ottenendo in cambio, a favore della collettività: le opere di urbanizzazione primaria, alcuni appezzamenti di’ terreno insieme al versamento di contributi quali oneri per le opere di urbanizzazione secondaria che sarebbero state realizzate in un secondo momento da parte della stessa amministrazione. L’area destinata alla realizzazione delle opere di urbanizzazione secondaria era proprio quella corrispondente alla porzione di terreno immediatamente sottostante l’autostrada A29, che nel maggio 1992 sarebbe stata testimone della strage di Capaci, sulla quale il Comune avrebbe dovuto realizzare una scuola, un parcheggio a servizio delle villette del complesso edilizio, e curare la rimanente parte quale verde pubblico.

In esito ad apposita indagine effettuata sulla base dei dati  catastali desumibili dagli atti d’ufficio è emerso che per l’area interessata gli intestatari risultano essere ancora i lottizzanti
originari e non è stato evidenziato alcun atto posto in essere dall’amministrazione comunale volto a modificare la titolarita’ della stessa; aI riguardo, il fatto che il Comune negli anni non abbia posto in essere gli atti finalizzati alla voltura in suo favore delle stesse non sembra giustificabile se non con un atteggiamento di generale disinteresse.

Si è proceduto, altresì, ad un controllo “a campione” delle costruzioni edificate all’interno della lottizzazione PALOMA intorno 
agli armi ‘90, avendo quale riferimento i lotti prospicienti l’area individuata per la realizzazione del c.d. “GIARDINO DELLA MEMORIA” - verificando anche i profili soggettivi dei concessionari ed il regolare versamento degli oneri di urbanizzazione a loro carico. Da tale analisi è emerso un dato assai interessante che si riassume in una generale situazione di inadempienza agli obblighi di comunicazione, specie per quanto attiene l’indicazione dell’impresa esecutrice dei lavori e del direttore dei lavori; notizie che si riscontrano invece con riferimento ai lotti più distanti da quella zona.

Per quanto attiene, inoltre, alla verifica dell’ottemperanza al versamento degli oneri di urbanizzazione, la situazione riscontrata ha fatto registrare una condizione di generale ritardo nei pagamenti oltreché’ di mancato completamento dei versamenti stessi (circostanza che avrebbe dovuto impedire il rilascio del certificato di agibilita’), a fronte del quale non risulta che l’amministrazione si sia attivata per il recupero dei suoi crediti.

Del resto, non risulta nemmeno che il Comune abbia posto in essere alcun adempimento per la realizzazione delle opere di urbanizzazione secondaria previste sull’area in questione: non e’ stata infatti trovata alcuna traccia della volontà di realizzare la scuola e l’area appare in condizioni di sostanziale abbandono. Sotto tale profilo, non e’ difficile ipotizzare che, anzi, la sottoscrizione della ‘Convenzione’ sotto il patrocinio della Prefettura, probabilmente, avrebbe potuto consentire di realizzare quegli interventi che nel corso di tanti anni l’amministrazione non era stata in grado di realizzare, anche in “variante” dello strumento urbanistico vigente.

La vicenda è rimasta priva di definizione, ma rileva la condotta omissiva del Comune, a favore di privati (alcuni dei quali controindicati) e a scapito della cosa pubblica.
Tratto da Relazione allegata al decreto di Scioglimento del Consiglio Comunale di Isola delle Femmine
Gazzetta Ufficiale 279 29 novembre 2012 a pag 65 66 67
A CURA DEL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA

Isola delle Femmine: la misteriosa morte di Francesco Privitera: 39 anni di silenzi… CASSINA, COLAIANNI, CONSORZIO PROMETEO, COOPERATIVE ROSSE, COSTANZO, LIMA, MANNINO NINO, NICOLOSI, OCCHETTO, ORLANDO LEOLUCA, PCI, PIO LA TORRE, PRIVITERA FRANCESCO, RUSSO MICHELANGELO, VILLA PALAGONIA,

domenica 10 giugno 2018

Lo scandalo della cementeria dimenticata sbarca su Striscia - VIDEO

Lo scandalo della cementeria dimenticata sbarca su Striscia - VIDEO
 
Il Tg satirico di Canale 5 ha parlato dello stabilimento di Vibo Marina dismesso nel 2012 che continua a occupare 30 ettari di terreno, circondato da strade colme di rifiuti e degrado  

 
 
 

 
 
I vibonesi non hanno bisogno che qualcuno gli ricordi la sorte di Vibo Marina. Sanno bene come è andata e conoscono perfettamente le situazioni di degrado che prendono forma nel dedalo di strade e stradine che si dipana intorno alla frazione portuale della città capoluogo.  
Rifiuti ovunque, vecchi frigoriferi, divani e lavatrici come se piovesse, topi e nuovi barbari che vengono fin qui per eludere la raccolta differenziata e le più elementari regole di convivenza civile. Vibo Marina è diventata una discarica a cielo aperto e lo sanno tutti, Comune compreso. Così come tutti sanno che qui, tra la verdeggiante collina sulla quale sorge Vibo, e il mare blu della Costa degli Dei, si staglia un monumentale complesso industriale dismesso nel 2012, la fabbrica di Italcementi.
Stasera se n’è accorta anche Striscia la notizia, la trasmissione di Antonio Ricci, che nei tre minuti del servizio del calabrese Luca Gualtieri, quello con la giacca rossa piena di punti interrogativi, si è chiesta come sia possibile che 30 ettari di territorio, a due passi dal mare, siano occupati senza alcuna prospettiva da un “mostro” dormiente, la vecchia cementeria appunto.
 
Che proprio vecchissima non è, visto che fino a sei anni fa macinava fatturati milionari, impiegava 80 dipendenti e creava un indotto per 400 imprese di circa 100mila euro al giorno, tra aziende partner, ristoranti, banche ed esercizi commerciali che ruotavano intorno allo stabilimento.
 
Poi, nel 2016, il passaggio di mano di Italcementi dalla storica famiglia bergamasca dei Pesenti, che comunque aveva già chiuso battenti a Vibo, e il gruppo tedesco Heidelberg Cement, che ha confermato lo stop dello stabilimento, cannibalizzando i macchinari più importanti e smontando pezzo per pezzo le attrezzature da destinare ad altri impianti. Ma le strutture portanti, cioè i grandi capannoni, i forni e le ciminiere, sono rimaste lì, ad accumulare polvere e rimpianti.
 
Stasera Striscia si è chiesta: «Ma perché?». La stessa domanda che da anni si pongono i vibonesi quando passano in prossimità del cementificio abbandonato e rimpiangono i tempi che furono, quando Vibo Marina aspirava addirittura a diventare un Comune indipendente, per la quantità di ricchezza che era capace di produrre grazie agli insediamenti industriali, a cominciare proprio da quella cementeria all’avanguardia che esportava in tutto il mondo e rappresentava un vanto per il tessuto imprenditoriale calabrese.
 
Il sindaco Elio Costa, intervistato da Gualtieri, ha confermato quello che già si sapeva: il gruppo industriale tedesco non ha nessuna intenzione di riprendere l’attività produttiva, ma è solo disposto a vendere il sito e i terreni. Facile a dirsi, ma quasi impossibile a farsi. L’investimento che occorre è enorme, senza contare che chiunque ci metta mano deve prima procedere alla bonifica.
 
Ecco il punto dolente: la bonifica. Perché se è comprensibile che le leggi di mercato impongano ad una azienda di chiudere (la crisi economica iniziata nel 2008 è la prima responsabile della situazione attuale), non è comprensibile come in Italia sia possibile “usare” il territorio a proprio piacimento e poi lasciarlo così, senza nessuno che obblighi i proprietari di quel sito a pulire tutto e sbaraccare.
 
Non è comprensibile come la politica provinciale, regionale e nazionale non abbia mosso un dito per incentivare l’attività dello stabilimento di Vibo Marina, facendo in modo che continuasse a produrre e dare lavoro. Non è comprensibile come la stessa classe politica abbia continuato a buttare fumo negli occhi dei calabresi, favoleggiando di riconversioni impossibili come quella che prevedeva, ovviamente solo in linea teorica, la creazione di un parco turistico lì dove ancora sorgono le torri alte più di 70 metri. E non c’è destra o sinistra che tenga, perché tutti, ma proprio tutti, hanno dimostrato la propria assoluta incapacità  di confrontarsi con i problemi seri.
 
Stasera il Tg satirico di Canale 5 ce l’ha ricordato, aprendo una ferita che non si è mai rimarginata e che non potrà mai guarire finché lo scempio di questo fallimento violenterà il profilo della costa a più alta densità turistica della regione, con le ciminiere polverose e silenti a ricordarci che in Calabria, purtroppo, il futuro non si vede mai.
 
la fonte:
 
 
 
 
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